acqua che scorre

Arriva il momento in cui senti il bisogno, e anche la voglia, di avere un contatto con te stesso, di separare il vero dal falso, l'essenziale dal superfluo. Lo chiami il momento della resa dei conti, uno di quei momenti che vengono di tanto in tanto nella vita e ti mettono di fronte alle tue responsabilità. Tutto quello che avevi cercato di fare prima di quel momento è pesante, goffo, stupido, intollerabile. Adesso hai voglia solo di verità, genuinità e bellezza!

Senti che l'unica cosa reale di te a cui hai possibilità di accesso è il tuo corpo: quel corpo che hai messo in mostra, del quale ti sei servito per soddisfare i tuoi bisogni e le tue esigenze, che hai sballottato di qua e di là alla ricerca non sai neanche tu di che cosa, che hai agghindato e adornato al meglio per renderlo all’altezza delle aspettative altrui, quel corpo che in fondo tu non hai mai amato né accettato fino in fondo.

Adesso, chissà come e all'improvviso, riscopri che questo tuo corpo è l'unica realtà che hai, l'unico mezzo che ti permette di relazionarti col mondo. Stai scoprendo, non dico di amarlo ma di essergli almeno riconoscente.
E così vuoi godertelo. Prepari la vasca, metti nell'acqua degli oli aromatici e ti ci infili dentro. Forse è la prima volta ti senti vivo e sveglio. Potresti crogiolarti nel profumato liquido caldo, come in un bagno primordiale rivitalizzante, potresti godertela senza alcun pensiero, entrare nel flusso della vita, e invece.... Dura poco. Ti addormenti e sogni, come sei abituato a fare da una vita.

Sarà un brutto risveglio.

 

Vita che scorre

 

Si sentiva addosso il peso della civiltà e anche quello della vita, ma non era in vena di risolvere problemi esistenziali, né tantomeno politici o filosofici.


Un tempo ci aveva provato ma, tanto valeva ammetterlo, era stato un fallimento. Non aveva cambiato il mondo né se stesso. L’uno aveva preso una direzione diversa, opposta a quella da lui sognata… in quanto a sé, nonostante gli sforzi, non sapeva mai dove andava. La solita via di mezzo consisteva nel cambiare il mondo e contemporaneamente se stessi, alla continua ricerca di un equilibrio, anche se provvisorio, tra sé e gli altri. Mica facile e spesso anche noioso.


Si sentì molto depresso: ci doveva essere una soluzione.


Diede una sfogliatina ai ricordi e sentì una dolorosa fitta di fastidio. Scacciò con un moto rapido della mano fallimento e desolazione, che tornavano come insistenti mosche d’estate. Si soffermò sui momenti belli e gloriosi: quanto tempo… quante vite… Provò a dare una guardatina al futuro… ma visto così, senza emozioni, era perfettamente inutile.


Sapeva che lui era la vita e che non era una cosa da capire ma da accettare. Capire bisogna: ma dopo.


Si alzò a fatica, si sfilò gli abiti di dosso e s’infilò nella vasca da bagno; poi aprì i rubinetti, regolò la temperatura dell’acqua e la lasciò scorrere lentamente.


Così dolcemente cominciò a massaggiarsi l’uccello e si addormentò.


Sognò una meravigliosa città in fondo all’oceano dove tutto era bello e lui si chiamava in un modo che significava pressappoco "Vita-che-scorre".


Ma a scorrere sul pavimento del bagno era allegramente l’acqua. Quando trovò la fessura sotto la porta d’ingresso, si riversò tranquilla giù per le scale.