Alberto ha chiamato Teresa.  S'è fatta un  po' pregare prima di decidersi ad alzarsi. Ma ora è pronta per il suo numero.  Si siede a terra a gambe incrociate davanti ad Alberto, nella sua stessa posizione:
– Augh!  Me essere grande capo!  Voi obbedire pazienti e docili come agnellini.  Voi non avere abbastanza cervello per decidere; tutti uomini non avere abbastanza cervello, per questo volerci capi come me: per prendere decisioni per tutti voi. Chi non essere d'accordo stare in grande prigione rotonda. Augh!
Teresa va avanti in tal modo per un bel po' tra le risate e gli applausi di tutti.
– ...  E adesso grande capo eseguire danza.  Prego, suonare tamburi e battere mani!

Carlo comincia a battere sulla cassa della chitarra un ritmo sudamericano, gli altri scandiscono il tempo col battito delle mani.

Teresa si muove lentamente, movimenti appena percettibili che gli altri seguono col roteare delle pupille: è il suo pezzo forte, forse il pezzo forte di tutta la nottata.  E intanto  che muove i fianchi, si scopre l'ombelico, quattro dita appena, sollevando lentamente le braccia per aria.  E, danzando, gira su se stessa piano. Ora ha piegato le ginocchia e fa sussultare il ventre, come un mare percorso dalle onde.  Riprende a muovere i fianchi in giri sempre  più ampi, prima in un senso e poi nell'altro.  E si accompagna coi movimenti del capo.
Carlo aumenta il ritmo; lui è un esperto in questo e sa quand'è il momento.  Dieci teste girano all'unisono con quei fianchi, alte le mani a battere il tempo.  Sempre più forte, sempre più veloce, sempre più... tra grida e applausi.

Teresa è stanca e sudata.  Siede a terra col fiato grosso ed è contenta. Giacomo la guarda e le sorride. Tutto va per il meglio.

Alberto la lascia riposare, beve un sorso di vino e aspetta. Luca è andato a prendere dell'altra legna per il fuoco.  Carlo è tranquillo: Paolo ha preso Anna per mano e lei gli si è appoggiata al petto e così parlano e ridono.  Ridono tutti, compresa Letizia che rifiuta dell'altro vino perché le gira la testa, compreso Gianni che la guarda fisso di lontano.  Lina non è gelosa di Teresa, perché non si è gelosi della moglie dell'uomo che si vuole, al massimo dell'amante.  Ride Giacomo, che ha capito tutto, soddisfatto. Silvia non sa come andrà a finire, ma ride perché non può andare a finire che bene. Imbambolato, Luca ride: che stronzo, quel Giacomo! Tutto dunque va per il meglio.

Alberto guarda Teresa; arriccia le labbra nella posa di chi la sa troppo lunga, e la guarda.  Teresa è la più bella e la più solida, e la più donna: con lei non si può bleffare.  Al massimo cercarne la complicità.
Alberto si alza e le si avvicina.  Teresa è la più amica. L'accarezza e la bacia, un tocco lieve delle labbra.  Poi ritorna al suo posto, si rimette a sedere a gambe incrociate:
– Era per dare un senso al gioco – dice.
   – Il senso di un gioco è in se stesso.  Se in questo gioco c'è una prigione, il suo senso è la costrizione o la libertà...
– ... O forse semplicemente la sincerità.  O la verità, se preferisci, che ha sempre bisogno di una messinscena.
Teresa ride piano:
– Sei una volpe – gli dice – o meglio: un demonio.
– Sono solo un piccolo colibrì che qualunque cacciatore può abbattere.

Gianni s'è alzato: vuole essere lui il prossimo. Immediatamente si rende conto di avere commesso un errore.  Non doveva.  Doveva semplicemente rispettare il proposito di lasciar fare paziente. Ha fatto un passo falso. Lo sapeva che la gelosia gioca sempre brutti scherzi.

Alberto ha chiamato Luca, che non ha capito la sottile tela di ragno che si sta dipanando dal gioco: ha sentito il fuoco della gelosia divampargli alla bocca dello stomaco. Teresa è di fronte a lui; si incontrano e lei gli sorride tranquilla, esce dal cerchio, ormai con grossi vuoti, e va a sedersi accanto a Carlo.  Luca si è voltato a guardarla: è diventato  triste; vede Paolo e Anna allontanarsi abbracciati.

– Vediamo che sai fare – gli dice Alberto. – Devi entrare nello spirito della compagnia.
Luca sa già cosa fare, è da quando è iniziato il gioco che ci pensa. Visto che va in palestra, è per lui naturale esibirsi, dopo il rituale saluto, in una serie di spettacolari mosse di karatè.   Lancia urli secchi e feroci, salutati da applausi e grida.   Luccicano i suoi muscoli al riverbero della fiamma, ma ha gli occhi buoni ed è un ragazzone che non farebbe male a una formica.   Teresa lo guarda e lo accarezza con gli occhi materni.
– Non sapevamo – commenta Alberto alla fine – che tu sapessi fare di queste cose.
– E' solo a scopo di difesa.
– Qui da noi bisogna conoscere ben altre arti.  Sei l'ultimo arrivato, ed anche il più giovane; può darsi che tu resti o che te ne vada dopo un po' come tanti, o semplicemente che la compagnia si sciolga o si esaurisca.
Luca non capisce bene, ma intuisce, dal tono della voce dell'altro, che c'è qualcosa nell'aria, che quello non è un semplice gioco.  Sa che deve fare la sua parte, che non potrà sottrarsi, come aveva tentato di fare Paolo.

– La molla del gioco – prosegue Alberto – è la disperazione, per questo il gioco è destinato a riuscire.  La posta è alta: se stessi.  Ma la vincita può essere modesta: qualche ora per parlare o fare l'amore, o forse solo dormire con un altro; un surrogato di felicità, l'illusione di una vitalità smarrita, brandelli di storie, tentativi di comunicazione.  Stanotte si possono liberare anime rimaste assopite dentro il cerchio dell'ipocrisia e delle convenzioni.  Basta poco per uscire dal cerchio, bastano anche le tue inutili prodezze da superboy.  Il cerchio non chiede che di essere spezzato, anche solo ignorato.  Una volta di là da esso, si può fare quello che si vuole, senza indugi, anche starsene a guardare le stelle.  Tutti noi abbiamo aspettato questo momento, quando abbiamo sognato di disporre a nostro piacimento di noi e della nostra esistenza, quando un solo sguardo ci ha fatto intravedere il paradiso, un solo battito d'ali l'infinito.  Non tutti sapremo viverlo, perché la libertà non è arrivare ma avvicinarsi.  La libertà è un gioco: esci dal cerchio e trovi qualcuno.  Vai, Luca, ti aspettano, per indicarti la strada della felicità.

Prima ancora che Luca possa fare un passo, Letizia si alza e va.  Non sa di preciso che fare, il sogno le è scivolato via di mano e non le è rimasta che questa realtà: chissà che essa non sia meno dolorosa del sogno.  Letizia è ben sveglia adesso, l'aria della notte e la voce di Alberto le hanno fatto questo effetto. Va incontro al suo tentativo.

Teresa ha freddo e s'incammina verso casa.  Luca le illumina il cammino con la torcia elettrica.

Adesso c'è poca luce perché il fuoco ha consumato quasi tutta la legna, solo un grosso tronco manda basse fiammelle irregolari. Non c'è quasi più vento, ma l'aria della notte è ormai fredda e a star lontani dal fuoco è meglio coprirsi.
Il cerchio non è più, sono rimasti in pochi.

E' il turno di Lina: si alza e va verso Alberto.  La luce è fioca ma lo può vedere lo stesso, danzante immagine irreale, parvenza spettrale, massa cangiante di chiaroscuri.

– Dove vuoi arrivare? – gli chiede lei.
– Io sono già arrivato. Tu, piuttosto.
– Non ti capisco.
– Almeno tu, potevi fare a meno del pretesto.
– Sarebbe questo il pretesto? – Lina è sfottente.
Un'eco lontana balugina negli occhi di Alberto.
– Ci siamo tanto amati che mi viene da piangere.
Lei gli si inginocchia di fronte, lo accarezza piano:
– Che ci succede?
– Ci succede che l'amore non basta a placare le nostre anime inquiete, la nostra brama d'infinito, la nostalgia dei nostri giorni, il nostro sogno di libertà.  C'è che il sesso è la spinta più forte ad esplorare il mondo degli uomini e l'amore ancora una volta non basta.  Non posso impedirti di fare quello che senti, ti rimprovero di non amarmi abbastanza da ritenermi capace di capire.
– Abbiamo così poco dalla vita. Guardami: comincio ad invecchiare, mi spuntano le prime rughe. Non sono più la ragazzina che aspettava alla finestra il clacson della tua auto e correva giù per le scale incontro alla vita.  Perché tu eri la vita per me ed è attraverso i tuoi occhi che io l'ho scoperta, i tuoi occhi persi a guardare le altre.  Sei sempre stato così: inquieto ed errabondo.
– E' solo te che ho amato.
– Ma io non ti sono bastata.
– L'ironia della vita: in realtà sono io che non ti basto.
Lina sorride:
– Perché questo gioco? – chiede.
– Ti sei accorta che non è un gioco?  Ho voluto stendere su tutti la luce della verità.  La verità rende nobile anche il peggiore dei tradimenti, il coraggio di essere se stessi rende degna anche la più squallida delle tresche.  Solo così posso continuare ad amarti.
– Io no. Se ti tradisco è perché non ti amo più.

Lina si è alzata. Non sa neanche lei se quello che gli ha detto è vero, ma lo conosce e sa che lui non mente: la sua è una sincerità perversa e la sua verità crea più ombre che luce. Lei si conosce: non le piace essere sincera e poi...  cos'è la verità? La verità assomiglia tanto a questo gioco, che prima sei allegro anche se hai paura di quello che vuoi fare e adesso che sai che lo farai diventi triste.
– Copriti – gli dice – se non vuoi prenderti un raffreddore.
Alberto la guarda allontanarsi: amore amore amore.

Silvia non ha sentito molto, i due hanno parlato vicinissimi e non abbastanza forte.  Chissà  che ora è: non mancherà molto all'alba.  Alberto è sempre vicino al falò quasi spento; il gioco sembra finito, l'allegria le è passata di colpo, ha solo voglia di dormire.  Quando Giacomo e Lina si avviano verso casa, li segue perché adesso avrebbe paura ad andare da sola.

Si avvicina ad Alberto:
– Non vieni? Ormai...
– Andate, vi raggiungo.
I tre s’incamminano lenti, inghiottiti dalle ultime ombre della notte.  

E' rimasto Gianni che è certo molto contrariato ma non lo dà a vedere.
– Andiamo? – gli dice – non c'è più nessuno.
Alberto s'è alzato, con un piede gioca con la cenere.
– Il gioco è riuscito solo a metà – continua Gianni – poi t'è sfuggito di mano.
L'altro fa una smorfia.  Entrambi infilano la giacca e si rimettono in ordine.  Gianni sa che Alberto lo ha fatto apposta a lasciarlo per ultimo.
– Il gioco è riuscito perfettamente – risponde Alberto.  – In ogni caso Teresa non l'avresti avuta: lei ha troppo buon senso per perdere il suo tempo con te.  Non pensare allora che te l'abbia fatto apposta.
Gianni non gli dice che non pensava a Teresa; e poi non ha importanza ormai.

– Pensi che gli altri abbiano capito? – chiede.
– Qualcuno, forse. Tu cos'hai capito?
– Non avresti dovuto farlo – risponde Gianni – era meglio prima, più facile: ognuno faceva quel che voleva, ma nessuno era mai sicuro di niente. Si poteva continuare a guardarci negli occhi e a stare insieme. Adesso tutto sarà più complicato.
– Era solo comodo perbenismo, volgarità, superficialità – dice Alberto piano.
– Ma andava bene a tutti.
– No, invece.  Non eravamo più allegri; facevamo solo finta. Tutto era finto.  

Si sono avviati, l'uno accanto  all'altro.  All'orizzonte è comparsa una macchia più chiara.
Gianni pensa a Letizia; è la prima volta che rimane: gli sarebbe piaciuto.
– M'è passato il sonno – dice.
– Ci vorrebbe un buon caffè.
– Le cose di sesso sono ancora maledettamente complicate.
– Bisogna scindere il sesso dall'amore – dice Alberto – diventerebbe tutto più facile.  Intanto non ci sarebbe più motivo di essere gelosi... e poi...
A casa non c'è alcun segno di vita. Gianni va dentro, forse non tutti dormono.

Alberto guarda la casa: vecchia casa di campagna solida e piena di stanze. Ognuno è al sicuro nel suo rifugio: si concentra appena e di ciascuno può udire il respiro sommesso.  Guarda il cortile, ampio, rettangolare, le auto parcheggiate.
Il chiarore dell'aurora si spande tranquillo tra le zolle, i rami, le stanze, gli abitacoli delle auto.
Alberto si accende una sigaretta, tossisce e guarda il cielo.
Vedrà spuntare il sole.

 

Personaggi

 

Alberto: enigmatico e complesso. È l’anima della compagnia. Tira la fila dell’ingarbugliata matassa dei rapporti interpersonali (così lui crede, cercando di convincerne anche gli altri) …ma chi tira i suoi fili?

Lina: compagna di Alberto. Una vita in comune. Ma niente dura in eterno.

Giacomo e Teresa: sono i padroni di casa. Lui è all’apparenza un sempliciotto, adattabile ed estroverso. È invaghito di Lina. Teresa è solida, pratica, affidabile. Ma anche lei ha le sue debolezze. Esperta in danza del ventre, fa le imitazioni di tutti. Molto amica e confidente di Alberto.

Paolo: è tranquillo, serio, lavoratore. Di animo semplice, rifugge ogni complicazione. È separato da poco ed è in cerca di avventure.

Gianni: inibito e contorto, specie sulle questioni di amore e di sesso. Amico - rivale di Alberto.

Carlo: grande e grosso, suona la chitarra, è il menestrello della compagnia.

Anna: piccola e magra, è stata con tutti i maschi della compagnia.

Letizia: alta e slanciata, ha un amore lontano. È triste e romantica.

Silvia: ha da poco finito le superiori; è indecisa sugli studi da seguire e sull’amore. Ha tanto tempo.

Luca: vent'anni, bello e atletico. Il classico bravo ragazzo, simpatico e sexy.

Altri amici e conoscenti frequentatori occasionali.

 

Leggi le altre parti

 

Il falò 1 - La compagnia si diverte

Il falò 2 - Tutti al fiume

Il falò 3 - Il gioco ha inizio

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