Terza parte del racconto "Il falò"

3. Il gioco ha inizio

 

Tutti si guardano in faccia.  Nessuno dice di sì, ma neanche di no: si guardano in faccia e aspettano.
Il primo a essere chiamato è Carlo. Alberto la sa lunga.

Carlo viene avanti con la chitarra e si sistema al centro, poco distante dal fuoco.  Butta giù due accordi e comincia a cantare, col suo vocione da basso, una sguaiata canzone popolare piena di sottintesi.  Gli altri lo accompagnano col battito delle mani.  La canzone è lunga e Carlo potrebbe andare avanti anche per mezz'ora; a un cenno di Alberto tutti applaudono.  L'atmosfera è quella giusta: c'è allegria e voglia di divertirsi, il vino fa il resto.
– Vieni – lo chiama Alberto.  – Tu sei il buffone della compagnia. Sta' tranquillo, è un ruolo di tutto rispetto.  Buffone e menestrello. Di', perché lo fai?
– Non so: per divertirmi, far divertire...
– Io lo so che non ti diverti.
– E allora perché lo farei secondo te?
 – Per guadagnarti la tua fetta d'amore.  – Alberto gli fa cenno col dito di avvicinarsi; poi gli sussurra all'orecchio: – Stanotte l'avrai.
 – Ma vaffanculo! – gli ride Carlo in faccia.
 Alberto lo guarda serio:
 – Stanotte avrai chi vuoi, e noi due sappiamo chi.  Sei libero, puoi uscire.

Tutti battono le mani e schiamazzano.  Il vino comincia a fare il giro del cerchio. La fiamma si riverbera nelle ventidue pupille come in un gioco di  specchi.  C'è chi toglie il golfino o la camicia perché adesso fa  caldo e chi grida di essere chiamato. Alberto li guarda uno per uno con calma.  Quando arriva la bottiglia, si bagna appena le labbra e si lascia scorrere il vino addosso, così tutti sono convinti che stia bevendo tanto. Gianni se ne accorge e non dice niente: anche questo fa parte del gioco.
   
Adesso viene Anna, Alberto l'ha chiamata con un piccolo cenno del capo.
Anna è dentro  al cerchio e non sa cosa fare.  Conosce solo qualche vecchia barzelletta spinta, ma le sembra troppo poco e le sue avventure le conoscono tutti.  Gli altri d'intorno hanno cominciato a battere le mani a ritmo; Carlo si è inserito battendo sulle corde della sua chitarra.  Nessuno lo dice ma tutti si aspettano una sola cosa da lei. Comincia a muoversi a tempo, tanto per pensare e intanto fare qualcosa.  Qualcuno fischia infilandosi due dita in bocca, qualche altro la incita:
– Dai! Vai, Anna!
– Sei forte!

Anna finalmente capisce: rallenta i movimenti del corpo e si sfila la camicia. Lo fa senza particolare grazia
e maestria, come quando la sera si spoglia prima di andare a letto.  Poi si ferma e slaccia il reggiseno nero che le scivola tra i piedi.  Ha i capezzoli grandi e scuri su due seni piccoli da ragazzina. Alberto si aspettava due piccoli capezzoli appuntiti e le tettine sode. Per gli altri non è una sorpresa.  Lui la guarda e per la prima volta in tutta la serata, gli si blocca il sorrisino sulle labbra. Anna gli si avvicina imbarazzata.
– In fondo alle tue gambe c'è il nido della compagnia: tutti vi hanno trovato calore e quiete.
Lei lo guarda dritto negli occhi.
– Meglio tu che quei quattro stupidi ipocriti.
– E' solo un modo per avere amore – dice Anna.
– Tutti, qua, cerchiamo amore.
– Anche tu, allora.
– Tutti.
Anna sorride, uno di quei rari sorrisi che la fanno apparire persino bella:
– Ho capito il senso del gioco.
– E' solo un gioco – conclude Alberto con un ritrovato sorrisino.
– Non è vero che mi sei antipatico – fa lei.
– Lo so. Neanche tu mi sei antipatica.
– Però sei l'unico che non mi ha voluta.
– Io sono fuori dal gioco.

Gli altri schiamazzano e cantano, e così dissimulano la loro impazienza.  Carlo continua a suonare la chitarra perché Anna sta uscendo dal cerchio e vuole che lo trovi impegnato in qualcosa. Lei gli si accovaccia accanto, nuda com'è dalla vita in su. Lui la scosta con garbo perché non gli viene bene a suonare.

C'è Paolo al centro del cerchio.  Chi non è ancora ubriaco comincia ad intuire il disegno di Alberto. Gianni pensa che per il momento gli sta bene così.
– Non mi piace tutto questo – grida Paolo – non ci sto!
– Dai, fa' qualcosa – incitano gli altri – non stare come un baccalà!
– E solo un gioco... – lo incoraggia Silvia.
– E' una buffonata! Una stronzata: ma non vedete che ci prende tutti per il culo, che si diverte alle nostre spalle?
– Lascia stare – gli dice Gianni – fa' una cosa qualsiasi.
– Non faccio un cazzo!
– Se non giochi resti da solo nel cerchio – gli ricorda Alberto.
Paolo gli si avvicina, lo guarda con rabbia e gli grida in faccia:
– Sei un bastardo!
Alberto sorride calmo:
– Potevi dirlo prima; si poteva fare un altro gioco.
– Non ci casco, non ti vengo dietro, io.
– Nessuno mi viene dietro, fanno quel che dico perché gli conviene.
 – Sì certo: per sentirsi dire davanti a tutti buffone o troia. Chi ti dà il diritto...?
 – Tutto quello che dico, ognuno di noi lo sa.
Paolo è stufo:
– E' un gioco stupido.
– Un gioco non deve essere intelligente – risponde Alberto – un gioco è solo un pretesto.

Letizia sembra addormentata: ha reclinato la testolina bionda sul petto e non si muove più.  Sembra un burattino senza fili, con le braccia bianche abbandonate tra le gambe.  E' completamente ubriaca, gli occhi aperti fissi a terra e sempre lo stesso sogno nel cervello.  Silvia batte la mani a tempo, è allegra e frizzante come l'aria di un mattino di primavera.  Luca è ancora più bello, adesso che è a torso nudo, coi muscoli lucidi al riverbero della fiamma.  E' un ragazzone buono abituato a non fare tante storie. Lina è capitata accanto a Giacomo: si guardano e si scambiano allusioni ad alta voce.  Sanno stare al gioco meglio di chiunque altro.  Teresa ha buon senso; ogni tanto butta giù un sorso di vino, tanto per stare allegra, ma ci tiene a mantenersi lucida. Gianni è il meno ubriaco, ha bevuto poco vino e qualche bicchierino di amaro durante la partita; anche questo gioco è una partita, come tutti i giochi, e ci saranno dei vinti e dei vincitori.  Ha esaminato la situazione con attenzione, non c'è motivo di non stare allegri.  E infatti lo è. Come lo sono quelli che stanno già fuori dal cerchio: Carlo suona e Anna l'accompagna col ritmo delle mani.

Paolo s'è messo a testa in giù, i gomiti ben piantati al suolo, l'estremità del capo tra le mani, e in questa posizione declama a gran voce: "L'albero a cui tendevi la pargoletta mano...", l'unica poesia che abbia mai mandato  a  memoria.  Tutti lo ascoltano in silenzio; Letizia ha sollevato il capo incantata: lei è sensibile, e quasi piange.  Finita la poesia, Paolo abbassa lentamente le gambe piegando i ginocchi, posa dolcemente i piedi per terra e con un bel  colpo di reni si rizza su in un sol guizzo.  Gli altri applaudono, fischiano, gridano.
– Non te ne andare; non subito – gli dice Alberto.
Paolo guarda in aria le stelle nel cielo.
– Credi di essere migliore?
Paolo non risponde, sembra intento a pensare.

– Guarda Giacomo. E guarda Teresa, e Silvia... e gli altri. Non è gente che va alla deriva.  E' gente che ama la vita, pur non sapendo vivere, è gente che ha solo bisogno di essere amata, pur non sapendo amare; è gente forse fallita, ma non rassegnata.  E' solo gente disperata, che ha bisogno ogni giorno di una scusa: un litigio, un po' di vino, un gioco.  Io posso giudicarli, tu no: perché sono come loro.  Tu sei di una razza peggiore.  Tu giochi solo quando vinci, se devi pagare non ci stai.  Noi qua paghiamo tutti, non vince mai nessuno.  Di' la verità: sei convinto di aver trovato gente allegra, buona solo per passarci il tempo.  Se anche scopi non hai lasciato traccia, sei stato solo consumato, come i salatini di Teresa che servono solo per bere più vino, sei stato solo un pretesto, nient'altro.  Dammi retta: è meglio giocarsi il cuore che il cazzo.

Paolo si guarda  intorno: tutti hanno trovato la lucidità di ascoltare. Vai, Paolo, vai.  Sei solo un uomo solo.  Non si può lasciare solo, un uomo.

Carlo ha schiacciato la cicca per terra, ha ripreso la chitarra e suona una vecchia ninna  nanna che gli cantava la nonna quando lui aveva cinque anni.  Anna s'è stretta le gambe al petto in un abbraccio e dondola piano.

Alberto ha ripreso a sorridere:
– Non c'è un filo di verità – dice – in tutto quello che ho detto.  La verità, da noi, si sa solo all'alba.  Per questo ti conviene restare.
– Sei uno stronzo!  – gli sussurra Paolo.  Ed esce fuori dal cerchio. Anna gli fa cenno di sederle accanto.

 

Leggi le altre parti:

Il falò - 1 Una serata in campagna tra amici

Il falò - 2 Tutti al fiume

Il falò 4 - Il senso del gioco

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