falò

Una serata in campagna tra amici. Si cena, si beve, si ride e si scherza in allegria. E poi tutti in riva al fiume, attorno ad un gran falò.

E comincia il gioco…

Ma è solo un gioco?

 

1. La compagnia si diverte

 

E' una notte che puoi contare le stelle ad una ad una, stagliate nel cielo nero senza luna. Una notte che è bello essere uomini e cercare risposte nel cosmo. C'è brezza fresca che viene dai monti e va verso il mare, e la campagna d'intorno è cheta, solo una cicala lontana canta.

Dalla casa di Giacomo nessuno la sente: si mangia, si beve e si fa festa, e grida e risate esplodono nella notte. Nel silenzio improvviso riodi la cicala. Finché un canto sguaiato si spande nell'aria a svegliare il cane che si unisce al coro col suo perplesso latrato.  A piccoli gruppi la compagnia esce sazia nel cortile.

Alberto ha bevuto molto, ma non è ubriaco; gli piace quel venticello che gli scarmiglia i capelli, gli ruba il fumo dalla bocca. E' un po' triste, ma ha un delizioso sorrisino sulle labbra. Graziose rughine gli increspano gli zigomi. Vorrebbe gridare forte, affidare al vento la sua verità… ma costa troppa fatica. Così va piano e, un passo dietro l'altro, s'inoltra nella campagna a godersi la notte e la sigaretta.

Lina è uscita sulla soglia, non lo trova e ne è contenta; controlla che nessuna delle ragazze sia con lui e ne è felice. Giacomo la raggiunge intanto che Teresa prepara il caffè.  Teresa non è gelosa, ma non si sa mai.

 – Che bell'aria! – fa Giacomo, saltando a piedi uniti l'alto scalino della soglia.
 – Dentro si soffoca.
 – Non è solo colpa del caldo...
 – Guarda che io ho bevuto pochissimo: neanche due bicchieri.
 – Bugiardona! – la stuzzica Giacomo – vediamo se stai su di un piede solo!
 – Che scommettiamo?

 Lina tira su un piede e allarga le braccia per tenersi in equilibrio.  Fa qualche passo, poi barcolla, rotea per aria e cade tra le braccia di lui. Ridono forte.
– Visto che sei ubriaca?

E' uscito Carlo con in braccio la chitarra, è visibilmente ubriaco, barcolla, coi grossi piedoni puntati larghi a terra per non cadere: farebbe un gran tonfo da svegliare le galline, grande e grosso com'è; canta a piena gola accompagnato dal coro di due ragazze stonate e con le vocine stridule: sembra un ippopotamo tra due caprette.  Una delle due ragazze si chiama Anna, è piccola e magra, piena di brufoli e di voglia.  L'altra è più
alta e slanciata, con la deliziosa testolina bionda che gli penzola a destra, sulla spalla esile e le lentiggini sul naso all'insù: è sempre triste e depressa, anche se si chiama Letizia.

– Il caffè è pronto!  – E' Teresa, che si è affacciata alla finestra e lì indugia un attimo: – Chi vuole il caffè?
 Anna fa per ritornar dentro.
 – Me ne porti un po'?  – le canta Carlo con cavernosa voce da basso.
 – Anche a me, ti prego... – implora Letizia.
 Anna fa una smorfia non si sa se di fastidio o d’assenso.

 Rimasto solo con Letizia, Carlo smette di suonare e di cantare:
 – Che rottura...  
– La festa? – chiede lei.
– Ma no: Annetta. Mi sta sempre appesa al braccio come la borsa della spesa.
– E tanto affettuosa.
– Arrapata vuoi dire.
– Dai... mi fa pena: è tanto sola!
– Con tutti gli uomini che ha...!
 – E che vuol dire: nessuno le ha mai voluto bene.  

Siedono sul basso muretto in pietra che circonda il cortile; al di là, la campagna nera e silenziosa.
 – Mi sono stancata di queste feste.  Si fanno sempre le solite cose, sempre le stesse facce... e poi finiscono sempre in un modo.
 – Tu che ne sai, che te ne vai sempre prima?
 Letizia non risponde, la testa reclinata sulla spalla, i capelli lisci sugli occhi. Insegue un amore lontano. Carlo lo sa e poggia delicatamente la sua manona sudata sul ginocchio di lei, che non si capisce neanche se se n'è accorta.

Torna Anna col caffè nei bicchieri di carta.  Carlo non ritrae la mano, non ne ha il tempo o forse vuole palesare il suo interesse. Anna gli siede lo stesso sulle ginocchia.

Teresa è ancora in casa a servire il caffè. Dentro sono rimasti in pochi.  Paolo e Gianni giocano a dama, accaniti, concentrati, appena il tempo di sorbirsi il caffè, la bottiglia dell'amaro a portata di mano, sulla tavola ancora apparecchiata.  Adesso Silvia aiuta Teresa a sparecchiare e poi lavare i piatti: una insapona, l'altra risciacqua.  Luca, che ha vent'anni ed è alto, bello e atletico, tiene loro compagnia, non disdegnando ogni tanto di dare una mano. E' un ragazzo moderno, che aiuta la mamma nelle faccende di casa, col cuore
grande come i suoi bicipiti, duri e lucidi. Teresa ogni tanto gli dà una manata sulle spalle o lo accarezza sul
capo ricciuto come un cagnolino.

– I piatti preferisco farli subito dopo mangiato – dice Teresa – così mi tolgo il pensiero.
– E' una buona idea – acconsente Luca.
– Dove t’iscriverai all'università? – chiede Teresa a Silvia.
– Non so: forse ad Economia e Commercio. Mio padre ci terrebbe.
– Sai che anch'io ho fatto l'università?
– Davvero?
– Sul serio: lingue. Dopo cinque materie ho smesso.
– Dopo che ti sei sposata?
– Qualche anno prima.
Luca non perde una parola.
– Come mai? – s’intromette;
– Boh! Non mi ricordo più! – e scoppia a ridere.
Luca la trova deliziosa e sexy anche così vestita, col grembiulino azzurro sul ventre; ne ammira le mani abili e la personalità estroversa.

Paolo e Gianni giocano e fumano, senza una parola.  Hanno pochi pezzi sulla scacchiera, ma dell'altro amaro nei bicchieri.  La partita si allunga. C'è ancora tempo, prima che il vino e la notte maturino i loro frutti.
Gianni riflette a lungo, prima di ogni mossa, elabora piani e trabocchetti, ma se ha lo sguardo d'insieme dello stratega, difetta nel particolare; Paolo invece gioca d'istinto, pronto a cogliere l'occasione di un'improvvisa distrazione o di un calo di tensione dell'avversario.

Teresa e Silvia hanno finito di lavare i piatti ed escono in giardino.  Parlano tra loro, incuranti di Luca che le segue dappertutto.
Tra le due donne si è stabilita una muta intesa: entrambe non si curano del ragazzo, non rispondono alle sue domande, lo zittiscono, non lo guardano nemmeno.  Fanno finta di essere in perfetta sintonia, e forse lo sono davvero: è in atto tra loro una sottile contesa a chi colpisce di più quel giovanottone ruspante che le segue imbambolato in ogni piccolo gesto, in ogni parola, in ogni risata; e questo gioco le prende tanto che spesso si dimenticano proprio del motivo del contendere.  Luca si sente escluso, ma fuma e ride e non lo dà a vedere.

A poco a poco la compagnia si raccoglie di nuovo attorno ai tavoli del giardino.  Si raccontano avventure e barzellette, si scherza, si canta. Ognuno vuole stare nel gruppo, essere protetto, confondervisi, ridere alle risate degli altri, ascoltare, parlare, guardare ed essere guardato.

Se questi momenti magici si ripetono è merito solo di alcuni, che sanno mettersi al centro, esporsi, aggregare.  In primo luogo Carlo: ogni pretesto è buono per una canzone, un ritornello, un vecchio canto di strada; e ogni canzone è buona per unirsi agli altri, con la voce, col battito delle mani, col picchiare piano della mano sul ginocchio.  Poi c'è Teresa, che fa le imitazioni di tutti, storpiando, esagerando, omettendo. Ognuno si presta volentieri al gioco, ridendo di sé e degli altri, perché sa che essere tirato in ballo vuol dire esserci.  Teresa è bravissima nella danza del ventre: si lancia con la scusa di imitare attrici e cantanti, ma solo in rare occasioni.  Alberto è l'intrattenitore più versatile, il talk–man per eccellenza, istrionesco, buffone e provocatorio: è lui l'anima delle ore piccole, quando tutto sembra esaurito e le facce sono stanche, quando non resterebbe che andarsene anche se grande ancora è la voglia di stare insieme a tirar l'alba.  A sorpresa esce ogni tanto Silvia, con certe sue canzoncine delicate e sofferte: Carlo l'accompagna e tutti stanno muti e seri a godersi spiccioli di poesia.  Tutti gli altri stanno quasi sempre ai margini, nel ruolo di spettatori; ma anche così sono importanti e indispensabili.  Ogni tanto c'è chi trova un pretesto e si butta.  Una volta Anna ha tenuto banco per due ore col racconto di una sua avventura e Letizia ha spiazzato tutti con uno spassoso giochino imparato al mare.

Così la compagnia si diverte, alternando momenti di assieme a momenti in cui ognuno si cerca la propria dimensione, in piccoli gruppi, a coppie o anche in solitudine.

Alberto è tornato nel gruppo, beve e ride. Ride sempre quando è in compagnia, a dispetto delle rughe che gli ricamano gli zigomi; molto meno se ci parli a tu per tu.  Silvia lo guarda: è un uomo complicato, anche se fa di tutto per non apparirlo. E' un uomo che incute soggezione, anche se ha il sorriso dolce e gli occhi buoni.

Silvia siede in un angolo, accanto a Luca, e gli poggia il capo sul petto, caldo e forte: ma è un bambino che si entusiasma per niente. Silvia ha sonno, si vede da come sbadiglia.

Si riprende a bere.  Giacomo va e viene e stappa bottiglie di vino rosso; Teresa porta vassoi di salatini e barattoli di olive e pomodori secchi sott'olio.

Paolo e Gianni hanno finito di giocare, bevono direttamente dalla bottiglia e commentano la partita.  Paolo sa già che finirà la sua notte con Anna, perché è una va dritta allo scopo e a lui gli sta bene; da quando è separato, è diventato pratico e sbrigativo. Gianni guarda l'orologio; è l'una passata: è tempo di darsi da fare.  Esamina con un colpo d'occhio la situazione e decide: Letizia, anche se è di Teresa che è innamorato.
Questo è il momento più importante e delicato della serata: tutto si decide adesso, non ci sarà più tempo tra un po' e bisogna farlo in fretta, costi quel che costi, finisca come ha da finire.

Alberto guarda tutti col sorrisino sulle labbra.

Anna sa che non deve fare altro che aspettare: qualcuno le poserà la mano sulla spalla e avrà deciso anche per lei.

 

Leggi le altre parti:

Il falò - 2 Tutti al fiume

Il falò - 3 Il gioco ha inizio

Il falò - 4 Il senso del gioco

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